il provvedimento che vieta l’esercizio dello strascico a profondità inferiori ai 100 metri

01/02/2019

il provvedimento che vieta l’esercizio dello strascico a profondità inferiori ai 100 metri


Apprendiamo da un comunicato ANSA che la Commissione Pesca dell’Europarlamento ha approvato, durante i lavori del 10 Gennaio, il provvedimento che vieta l’esercizio dello strascico a profondità inferiori ai 100 metri, con lo scopo di salvaguardare lo stock ittico demersale nel Mediterraneo Occidentale.

Un provvedimento che sicuramente rappresenta una presa di coscienza importante, indispensabile ed urgente, in considerazione della gravissima sofferenza in cui versa tutta la popolazione ittica del Mediterraneo .

Purtroppo, scorrendo il comunicato, ci accorgiamo che il provvedimento è parziale, in quanto applicabile solo dal 1° Maggio al 31 Luglio e per i soli tre anni prossimi.

Anche con questa formula “trimestrale” non c’è da cantar vittoria in modo definitivo, perché la conferma all’applicazione avverrà solamente durante la riunione plenaria che si terrà prossimamente a Strasburgo e che poi, come sempre, sarà seguita da tutti i successivi negoziati dei vari Ministri U.E. che promuoveranno le loro istanze e deroghe.

I pesci che si intende ad andare a proteggere saranno i naselli e le triglie, mentre ne gioveranno anche molti crostacei come i gamberi rosa,
gli scampi, i gamberetti blu e rossi e i gamberi rossi giganti.

Quel che si apprende leggendo attentamente il comunicato è la natura delle motivazioni che hanno generato la necessità del provvedimento. Come al solito, non si parte dalla ragione biologica, che rappresenterebbe il motivo prioritario di un’azione di tutela di un patrimonio difficilmente rinnovabile e già compromesso; bensì dalla necessità economica di ripristinare “materiale pescabile” a sostegno dell’economia dell’industria della pesca.

La ragione, infatti, è quella che, ben presto, di questo passo, scarseggerà il pesce da mettere sulle tavole europee ..

Viene da commentare, anche in modo brusco, che la salvaguardia del patrimonio ittico è possibile solo con una apprezzabile riduzione dello sforzo di pesca globale e non con un provvedimento a singhiozzo. Deve essere la pesca moderata e sostenibile, subordinata a garanzie tali da mantenere l’ ambiente sano ed in equilibrio e non l’ambiente a dover essere gestito per consentire la pesca industriale.

Se da una parte un tale provvedimento è comunque migliorativo di una situazione biologica del nostro mare già “alla canna del gas” da tempo, c’è da segnalare che non è accettabile che azioni di tutela si compiano solo quando è troppo tardi e perchè si debba trovare una soluzione alla sofferenza economica del comparto pesca. Qui c’è in gioco ben altro che fatturato e posti di lavoro …

E’ bene che il mondo si accorga che è la pesca industriale che va cambiata perchè il mare non è inesauribile e decretarne la sofferenza è decretare quella del pianeta. La sostenibilità è l’obbiettivo e non il fatturato!